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numero 15 - marzo 2014

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Well-being and work

Well-being and work

recensione 15 ok.jpg Philip Dewe, Cary L. Cooper
Well-being and work
Palgrave Macmillan, 2013, Pp. VIII+194
£ 26.99 (Hardback)

Gli autori iniziano con il richiamare alcune parole pronunciate da Robert Kennedy, comparandole con ciò che è stato detto di recente da David Cameron, rispetto al tema del vivere civile e della ricerca di una relativa felicità sociale che non sia ancorata al benessere materiale. Non casualmente, il fattore emergente tra le dimensioni motivazionali individuali che è visualizzato  in una recente ricerca internazionale è il “rispetto”, nel senso che colui che lavora desidera essere valorizzato dall’organizzazione in cui lavora. Seguono indicatori centrati sul genere di lavoro che si compie, sulle relazioni interpersonali, sul genere di servizio che si offre alla clientela o utenza, sul work-life balance e solo molto in basso, nella classificazione, compare il tema della retribuzione. Accanto a tali dati va però subito rilevato l’alto costo, in termini di stress lavorativo e malattie collegate al lavoro, che l’attuale fase socio-economica comporta: in Gran Bretagna si è stimato che il costo per il turnover, l’assenteismo, e la minore prestazione dovuta a problemi di salute, si aggira intorno ai ventisei miliardi di sterline l’anno. Sulla base di questi ed altri ragionamenti centrati sulle forme contemporanee di malessere organizzativo gli autori si chiedono cosa è possibile fare, e il libro rappresenta la risposta globale e corale a questa domanda iniziale.

Suddiviso in sette capitoli, il testo apre con il rappresentare la “scena” attuale del mondo del lavoro, ponendo anche delle domande su come e quanto cambierà ancora la configurazione delle dimensioni professionali nel prossimo futuro. Una rivisitazione critica del movimento della Psicologia Positiva e del suo impatto nello studio del lavoro è di seguito proposta, insieme all’analisi dei tre cambiamenti di base del mondo del lavoro attuale: l’impatto delle tecnologie, l’internazionalizzazione, e la diversa composizione della forza-lavoro.

Le caratteristiche motivanti delle attività lavorative emergono come tema centrale del terzo capitolo, capitolo in cui si dà ampio spazio al concetto di well-being, di benessere nel lavoro, rivisto e attualizzato sulla base dei recenti sviluppi delle ricerche e dei modelli esplicativi – sul tema specifico del benessere organizzativo si veda Ivan Robertson & Cary L. Cooper, Wellbeing. Productivity and Happiness at Work (Palgrave Macmillan, 2011). È sempre la teoria della Psicologia Positiva a fare da sottofondo a tali riflessioni, offrendo la sponda all’analisi del concetto di “felicità”, di eustress (o stress positivo) e, più in generale, delle emozioni nel mondo del lavoro. Le risorse positive delle persone devono essere accumulate, preservate, difese e sviluppate, al fine di costruire quel capitale psicologico positivo che costituisce la base dello sviluppo delle competenze e delle motivazioni individuali.

È da sottolineare che in queste riflessioni compaiono numerose idee originali ed è anche importante notare che gli autori evitano di cadere nell’errore comune a chi abbraccia l’ottica “positiva” nel lavoro, di ignorare problemi e difficoltà personali e sociali che chiunque in genere sperimenta sul posto di lavoro. Anzi, a queste problematiche – in specie allo stress – è dedicato il capitolo sesto (Coping and Stress Interventions), iniziando con il definire il concetto di coping e la sua funzione per l’essere umano. Esistono, infatti, diverse modalità di classificare il coping, e anche le idee degli studiosi sull’effettiva possibilità di misurare questa caratteristica differiscono notevolmente. Il volume si conclude con un capitolo finale che da un lato offre una visione di insieme dell’opera, e dall’altro punta l’attenzione su questioni quali l’attribuzione di significati e la responsabilità morale di coloro che svolgono ricerche e interventi nel mondo del lavoro. Un richiamo all’importanza dello sviluppo continuo delle proprie competenze è qui delineato e supportato da sintetiche ma decise osservazioni.

Un punto in cui il testo si discosta decisamente dalla situazione italiana attuale è quello in cui gli autori sottolineano lo sviluppo delle competenze e della consapevolezza maturata dai responsabili delle organizzazioni in UK. Si tratta di un apprezzamento molto positivo circa lo sviluppo delle qualità di leadership, sviluppo che ā€’ nel nostro Paese ā€’ è ancora al di là dal manifestarsi.  

Uno dei due autori di questo bel libro, Cary L. Cooper, ha anche curato l’edizione di due importanti testi che raccolgono numerose ricerche pubblicate nel corso degli ultimi anni in diverse riviste di psicologia del lavoro e di management. Si tratta dei due volumi From Stress to Wellbeing, entrambi editi nel 2013 da Palgrave Macmillan, ognuno al costo di £ 70.00 (hardback). Il primo ha il sottotitolo The Theory and Research on Occupational Stress and Wellbeing (e raccoglie ventidue contributi), mentre il secondo Stress Management and Enhancing Wellbeing. In questo secondo lavoro sono presentate altre diciassette ricerche per un totale trentanove capitoli nei due volumi.

Rimane da sottolineare l’enorme contributo che ha offerto proprio Cary Cooper alla psicologia delle organizzazioni nel corso del tempo. Egli è autore o coautore di oltre 125 libri e 400 articoli di ricerca. Professore di Organizational Psychology and Health presso la Lancaster University Management School, ha notevolmente contribuito anche alla divulgazione di alto livello dei temi psicologico-manageriali e della salute organizzativa, oltre ad essere stato insignito di numerosi premi ed onorificenze.