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numero 49 - luglio 2017

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Rassegna stampa

Rassegna stampa #49

Rassegna stampa #49

Creare un’abitudine: una misura self-report delle routine abituali e delle tendenze automatiche nella vita quotidiana

Ogni giorno ci ritroviamo a ripetere le stesse attività in contesti analoghi. Compriamo gli stessi cibi nello stesso negozio di alimentari, cuciniamo con le stesse spezie e in genere ci troviamo nello stesso posto a tavola. Tuttavia, quando ci interroghiamo su queste attività di routine, la maggior parte di noi si ricorda appena i dettagli delle nostre azioni. Le abitudini costituiscono modelli di risposta che una persona esibisce ripetutamente in una situazione specifica. Queste risposte vengono apprese e vengono attivate automaticamente quando l'individuo entra nell'ambiente associato. Tali risposte automatiche sono generalmente innescate da segnali ambientali, permettendoci di eseguire azioni di routine in modo estremamente efficiente, focalizzando la nostra attenzione su altre cose. Nel frattempo, la motivazione originale per queste azioni abituali diventa sempre più irrilevante e, una volta avviate automaticamente senza intenzione, le abitudini continuano in assenza di controllo cosciente, poiché sono altamente stabili, difficili da cambiare o interrompere. Tuttavia, in un ambiente diverso le stesse azioni possono improvvisamente funzionare meno agevolmente, richiedendo un'attenzione consapevole. In questa ricerca è stato sviluppato un questionario a 27 item per misurare le differenze individuali nelle abitudini della vita quotidiana. Il Creature of Habit Scale (COHS) comprende due aspetti del concetto generale delle abitudini, ossia il comportamento di routine e le risposte automatiche. Entrambi gli aspetti del comportamento abituale sono stati debolmente correlati con i livelli di ansia latente, mentre è stata mostrata una differenza più sostanziale in relazione alla motivazione all’obiettivo. È stato anche osservato che le esperienze avverse durante l'infanzia aumentano il numero di risposte automatiche riportate e questo effetto è stato ulteriormente amplificato nei partecipanti che avevano segnalato esposizioni a droghe stimolanti. La COHS è una misura self-report valida e affidabile delle abitudini, che può risultare utile in un certo numero di contesti in cui è vantaggioso differenziare gli individui in base alla loro propensione all’abitudine.

Ersche, K. D., Lim, T. V., Ward, L. H., Robbins, T. W., & Stochl, J. (2017). Creature of Habit: A self-report measure of habitual routines and automatic tendencies in everyday life. Personality and Individual Differences, 116, 73-85. 

 

Contesto familiare e scolastico nell'impegno a scuola

Il concetto di impegno scolastico varia da un autore all'altro. Ci sono alcuni che lo considerano come la connessione e l'impegno per la scuola e la motivazione ad imparare ed eseguire; altri, invece, lo concepiscono come un impegno attivo, fermo e un'attenzione concentrata, in contrasto con la partecipazione superficiale, l'apatia o la mancanza di interesse o anche come esperienza di relazione dello studente con la scuola. Oggi è ampiamente accettato che l'impegno scolastico venga considerato come un meta-costrutto che comprende diversi aspetti correlati, costituiti da componenti emotive, comportamentali e cognitive. La famiglia, i colleghi e la scuola sono i tre contesti principali associati ad esso. L'impegno scolastico è ritenuto un fattore vitale nello sviluppo sociale e personale e nel raggiungimento del successo accademico, nonché un fattore protettivo contro lo scarso successo, la disaffezione e l’abbandono scolastico, pertanto può diventare un possibile obiettivo per l'intervento diretto durante la scuola. Questo studio mira ad analizzare le differenze di genere e di età nelle variabili contestuali e nell'impegno scolastico, nonché il rapporto tra essi. Hanno partecipato alla ricerca 1543 ragazzi di scuola secondaria, con età compresa tra i 12 e i 18 anni (M = 14.24; DS = 1.63). Tutti i partecipanti hanno completato la scala Family and Peer Support (FPS), la scala Teachers’Support scale of the Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) e la School Engagement Measure (SEM). Dai risultati emergono differenze statisticamente significative tra maschi e femmine nel sostegno percepito dai pari e l’impegno comportamentale ed emotivo. Inoltre, sono state osservate differenze significative tra il sostegno percepito da parte dei genitori e quello percepito da parte degli insegnanti. Infine, sono stati osservati significativi indici di correlazione tra le variabili contestuali e l'impegno scolastico, anche se la correlazione più forte è stata trovata con il sostegno da parte degli insegnanti.

Fernández-Zabala, A., Goñi, E., Camino, I., & Zulaika, L. M. (2016). Family and school context in school engagement. European Journal of Education and Psychology, 9(2), 47-55. 

 

Un modello psicologico che spiega perché amiamo o odiamo la statistica

La matematica è da tempo considerata il linguaggio di ogni scienza naturale e sociale in quanto fornisce una base scientifica per l'empirismo. La statistica è un ramo della matematica che tratta la raccolta, l'analisi, l'interpretazione e la presentazione di masse di dati numerici offrendo l'opportunità di prendere decisioni migliori nella risoluzione dei problemi. La statistica aiuta nel descrivere i fenomeni in modo più semplice e concreto, individuare i rapporti tra i fattori e predire i risultati futuri. Grazie a queste funzioni, svolge un ruolo fondamentale nello studio della Psicologia nel determinare la credibilità dei metodi e dei risultati della ricerca psicologica. Tuttavia, nonostante l'importanza di padroneggiare le abilità statistiche nell’ambito psicologico, tra gli studenti universitari c'è una tendenza a scoraggiarsi e persino ad evitare la statistica. Le risposte negative degli studenti verso di essa (spavento, confusione e difficoltà) creano infine la tendenza ad evitare l’utilizzo di metodi quantitativi nella conduzione della ricerca. Gli studenti delle scienze sociali spesso odiano la statistica e pertanto non la utilizzano. Poiché solo alcuni studi sono disponibili sugli antecedenti dell'atteggiamento nei confronti della statistica, gli autori hanno esaminato cinque possibili predittori in un modello ipotetico. Il campione di questo studio è composto da 255 studenti di Psicologia indonesiani (52 maschi e 203 femmine) con un’età media di circa 20 anni (DS = 1.18). Dai risultati è stato dimostrato che il senso di autoefficacia nei confronti della matematica e l'apprezzamento della storia della matematica possono prevedere l’utilizzo della statistica, mentre la tolleranza delle ambiguità può predire un’esperienza negativa in matematica. Infine, sia l’utilizzo della statistica, sia la precedente cattiva esperienza in matematica possono prevedere l'atteggiamento verso la statistica, confermando così il modello ipotizzato.

Prayoga, T., & Abraham, J. (2017). A psychological model explaining why we love or hate statistics. Kasetsart Journal of Social Sciences, 38, 1-8. 

 

Burnout e impegno a lavoro: quale viene prima? Una meta-analisi delle prove longitudinali

Il burnout e l'impegno lavorativo hanno implicazioni significative sulla salute dei dipendenti e sulle prestazioni organizzative. Tuttavia, poiché i due concetti sono altamente correlati, la relazione tra burnout e impegno lavorativo ha generato molti dibattiti in letteratura. Attualmente, i due costrutti sono considerati forme diverse di benessere sul posto di lavoro, correlate negativamente che potrebbero persino coincidere come opposti diretti e mutuamente esclusivi. Queste visioni contrastanti creano difficoltà riguardo alla vera natura della relazione tra essi. Il presente studio chiarisce questi problemi verificando gli effetti trasversali tra burnout e impegno lavorativo. Sulla base dei risultati, i ricercatori hanno concluso che il burnout e l’impegno a lavoro sono costrutti che descrivono forme di benessere connesse, ma distinte.Sono state eseguite ricerche sistematiche di database utilizzando parole chiave pertinenti per burnout, impegno lavorativo e tipologia di disegno (ad esempio, longitudinale) da cui sono emersi 25 studi di ricerca idonei con un totale di 13271 partecipanti. Gli studi selezionati pertanto riportano una ricerca longitudinale, comprendono le misure di burnout e impegno lavorativo e la matrice di correlazione tra i due concetti in tutti i momenti della misurazione. In primo luogo, sono state usate formule meta-analitiche per calcolare le correlazioni medie tra burnout e impegno lavorativo. In secondo luogo, sono stati utilizzati gli effetti mediati per completare una matrice di correlazione, utilizzata per testare gli effetti trasversali tra burnout e impegno lavorativo, attraverso l’utilizzo della modellazione delle equazioni strutturali. Sull'intero campione di studi, sono stati trovati effetti insignificanti incrociati tra burnout e impegno lavorativo. Tuttavia, quando il tempo di attesa tra i due momenti di misura è stato utilizzato come moderatore (12 mesi dopo), sono stati riscontrati significativi effetti reciproci incrociati tra burnout e impegno lavorativo. In particolare, sembra che la validità della prospettiva causale dipenda dalla dimensione del tempo di attesa.

MaricuČ›oiu, L. P., Sulea, C., & Iancu, A. (2017). Work engagement or burnout: Which comes first? A meta-analysis of longitudinal evidence. Burnout Research, 5, 35-43.