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numero 77 - maggio 2020

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Esperienze

I deficit di attenzione e concentrazione in soggetti affetti da malattie ambientali: risultati differenziali ottenuti al d2-R

I deficit di attenzione e concentrazione in soggetti affetti da malattie ambientali: risultati differenziali ottenuti al d2-R

In due precedenti articoli comparsi sulla rivista QI – Questioni e idee in psicologia (Novembre 2017 e Giugno 2018) ho illustrato i risultati ottenuti da un gruppo di soggetti affetti da Fibromialgia, MCS (o Sindrome immuno-neurotossica ambientale), Sindrome da fatica cronica ed Elettrosensibilità – patologie che rientrano nel novero di quelle che ormai vengono definite “Malattie Ambientali” – per quanto concerne i deficit che questi dimostrano per le capacità di attenzione e concentrazione. Lo strumento utilizzato per tali analisi è stato il test d2-R, nella sua più moderna versione informatizzata. Per i risultati in questione e per la presentazione delle sindromi patologiche, rimando alle citate pubblicazioni.
Proseguendo nel lavoro clinico su tali pazienti e aumentando il numero di osservazioni compiute con il d2-R, è progressivamente emersa una differenza tra le loro prestazioni e quelle del “gruppo di controllo”, costituito dalla popolazione normale impiegata per la taratura e la validazione del test, mostrando una netta tendenza ad un livello decisamente inferiore della media nelle performance delle capacità attentive e concentrative, quali opportunamente rilevate dal test in questione.
Questa tendenza era già emersa negli anni scorsi ed era stata discussa negli articoli citati. All’aumentare del numero dei soggetti da me esaminati, si è provveduto ad una analisi statistica per ottenere la verifica scientifica di quanto appariva dall’osservazione clinica. 

Breve descrizione del d2-R

Per una descrizione più accurata della prova, rimando nuovamente ai precedenti articoli del 2017 e 2018. Il test misura le capacità di “attenzione concentrata”. Nella elaborazione informatica, prevede la diretta interazione dell’esaminato con il computer per la sua esecuzione; egli viene guidato attraverso un congruo periodo di familiarizzazione prima dell’esecuzione vera e propria, che consiste nel riconoscere lo stimolo target accanto ad altri stimoli di “disturbo”. Una volta terminato il compito, si ottengono subito i risultati mediante un report che analizza i dettagli della prestazione. Il test evidenzia:

  • Performance di concentrazione – PC (ovvero la complessiva capacità di attenzione e concentrazione, il fulcro della prova); bassi punteggi fanno propendere per una capacità di concentrazione deficitaria;
  • Risposte esatte – RE: numero di stimoli elaborato; bassi punteggi significano ritmi di lavoro bassi;
  • Percentuale di errori – RE% : percentuale di errori sul totale delle risposte corrette. Evidenzia lo “stile di lavoro” del soggetto, ovvero la sua velocità in rapporto all’accuratezza ottenuta. Un alto punteggio significa una maggiore “prudenza” esecutiva e quindi una migliore accuratezza; un basso punteggio significa una bassa accuratezza.

Dunque, alla luce di queste norme, un qualunque risultato di “basso” livello conseguito in una delle tre aree esplorate, ha come significato la caduta – di diversa gravità a seconda dei punteggi realizzati e delle aree interessate – nelle capacità di attenzione e concentrazione. 
In Figura 1 è presentato un esempio della parte del Report del test che mostra la prestazione di un soggetto affetto da Fibromialgia. Il grafico evidenzia le serie difficoltà nella concentrazione e nel ritmo di lavoro (PC ed RE), mentre l’accuratezza nell’esecuzione (Er%) appare nella media:

Castellani figura.png

L’andamento del profilo sopra esposto costituisce la costante che si osserva nelle prestazioni dei soggetti affetti da Malattie Ambientali: basse o molto basse – nei casi più gravi – le capacità di concentrazione/attenzione e riduzione nel ritmo di lavoro; nella media o in certi casi alta l’accuratezza esecutiva.
Questa ultima caratteristica è spiegabile clinicamente con quella sorta di adattamento che il soggetto pone in atto di fronte ad un compito per il quale esperisce una importante difficoltà: gli è difficile concentrarsi e quindi va più lentamente per sbagliare di meno.    

Composizione del campione sperimentale

Il campione è costituito da 44 soggetti, di età compresa tra i 34 ed i 55 anni (il d2-R nella versione informatica ha un range di applicazione compreso tra i 18 ed i 55 anni di età), 41 di sesso femminile e 3 maschile, provenienti da varie Regioni d’Italia, tutti diagnosticati affetti, in modo differenziale, da Fibromialgia, MCS, Sindrome da fatica cronica ed Elettrosensibilità. In particolare:

  • 22 soggetti affetti da Fibromialgia;
  • 12 soggetti affetti da MCS;
  • 1 soggetto affetto da Fibromialgia ed MCS;
  • 1 soggetto affetto da MCS ed Elettrosensibilità;
  • 1 Soggetto affetto da Fibromialgia, MCS ed Elettrosensibilità;
  • 1 soggetto affetto da MCS, Sindrome da fatica cronica ed Elettrosensibilità;
  • 1 soggetto affetto da Fibromialgia e Sindrome da fatica cronica;
  • 5 soggetti affetti da Fibromialgia, MCS, Sindrome da fatica cronica ed Elettrosensibilità (tutte le 4 sindromi che costituiscono le Malattie Ambientali).

Risultati

L’analisi statistica compiuta sul campione sperimentale ha confermato l’impressione clinica ricavata nel corso degli anni. In Tabella 1 vengono riportati i risultati dai quali si evidenzia la significatività del campione sperimentale (i nostri soggetti affetti da Malattie Ambientali) per la caduta nelle prestazioni di concentrazione/attenzione e per la difficoltà nel mantenere un ritmo “di lavoro”, attività che si mostrano decisamente deficitarie. Sono emerse delle differenze statisticamente significative tra il campione normativo e il campione sperimentale in merito alla Performance di concentrazione (t(2142) = 11.25, <.001; d = 1.90) e alle Risposte corrette (t(2142) = 12.40, <.001, d = 2.17) con degli associati indici di grandezza dell’effetto che hanno evidenziato la presenza di differenze elevate tra i punteggi medi ottenuti dai due gruppi. In entrambi i casi, il campione sperimentale ha ottenuto dei punteggi medi significativamente inferiori rispetto a quelli del campione normativo. Viceversa, non sono state osservate differenze statisticamente significative in relazione alla Percentuale di errori (t(2142) = 0.63, = .63, d = .07).
Come si osserva, il risultato evidenzia differenze molto elevate tra il campione sperimentale e quello normativo, rappresentate da un indice di grandezza dell’effetto (d) superiore a 0.81 per entrambe le prestazioni citate, ovverosia prestazioni inferiori di ben due deviazioni standard, che indicano deficit di severa entità.
Sempre in accordo con le osservazioni cliniche operate sui risultati realizzati dal campione sperimentale, osserviamo come la “percentuale di errori – Er%”, che misura l’accuratezza dell’esecuzione da loro ottenuta, risulti non significativa di perdita funzionale rispetto al campione normativo.

Castellani tabella.png

Conclusioni

L’analisi statistica ha oggettivizzato le osservazioni cliniche ottenute dopo la somministrazione del d2R ai soggetti affetti da Malattie Ambientali. In essi, il decadimento delle capacità di attenzione e concentrazione è un segnale direttamente riferibile alla patologia di cui soffrono, patologia a buon diritto inclusa nel complesso dei danni neurocognitivi, evidenziati come uno dei fattori che descrivono queste sindromi. Per la Fibromialgia in particolare, proprio nelle Linee di indirizzo regionali per la diagnosi ed il trattamento della Fibromialgia, edite nel 2018 dalla Regione Emilia-Romagna, si individuano i deficit neurocognitivi come uno dei tre criteri indispensabili per effettuare tale diagnosi.  La stessa sintomatologia trova medesimo riscontro anche nella letteratura sulla MCS, sulla Sindrome da fatica cronica (CFS) e sulla Elettrosensibilità, a dimostrazione che tali aree vengono severamente colpite in coloro affetti da queste patologie.
La disamina presentata in questo lavoro iniziale si pone come possibilità di diagnosi differenziale nell’ambito delle Malattie Ambientali e vuole contribuire alla corretta valutazione e severità di alcuni dei deficit cognitivi di cui soffrono i soggetti colpiti da queste malattie. In particolare, si può ipotizzare l’opportunità che l’esame, qui presentato nei suoi risultati oggettivi, possa essere impiegato come strumento di verifica all’interno della diagnosi di queste sindromi, affiancando le già presenti metodologie clinico-strumentali utilizzate per l’inquadramento nosologico. Infatti, a tutt’oggi non vi è traccia in letteratura di un utilizzo di strumenti conoscitivi impiegati specificamente nell’ambito delle Malattie Ambientali per la valutazione dei deficit specifici qui presentati. Potremmo andare in direzione del riempimento di questa lacuna.

Bibliografia 

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