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numero 44 - febbraio 2017

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“WWIII? Management of death between new social emergencies and their solution”

“WWIII? Management of death between new social emergencies and their solution”

Nelle giornate del 3, 4 e 5 novembre si è svolto a Padova il Convegno Internazionale “WWIII? Management of death between new social emergencies and their solution”, organizzato dal master Death studies & the end of life e promosso dall’Università degli Studi di Padova, con la direzione scientifica di Ines Testoni, Alberto Voci e Adriano Zamperini.Tra gli enti patrocinatori, il Comune di Padova, la Regione Veneto, l'Ordine degli Psicologi del Veneto, Hogrefe, AIPSIM, CAREIF e World Psychiatric Association.

A far da sfondo a questi tre giorni di dibattito e confronto sono state, tra le altre, l’aula magna del Palazzo Bo e la sala conferenze dell'Orto Botanico. Questi spazi simbolo dell'ateneo patavino hanno accolto oltre duecento relatori provenienti da tutto il mondo.

La realtà globale è sempre più integrata mentre i confini politici, sociali e culturali si stanno riconfigurando e stanno facendo emergere nuove sfide. Il master Death Studies & The End Of Life ha deciso di accoglierle, tentando con questo convegno di rispondere ad alcune delle nuove domande, che parlano di migrazioni, integrazione e conflitti culturali. La possibilità dell’avvento di una terza guerra mondiale è ammessa anche in campo scientifico, e ciò ci spinge ad interrogarci oggi più che mai sulla probabilità e le ricadute pragmatiche di questa evenienza. Il convegno ha voluto descrivere da un lato in che modo la morte e la paura della morte promuovono la violenza, il terrorismo e la guerra e, dall’altro lato, ha cercato di dare voce alle strategie di pace e di riconciliazione, capaci di ridurre l’effetto che la paura della morte ha sul comportamento umano. In un’ottica di costante scambio tra il passato e l’età contemporanea si è dato ampio spazio alla costruzione dei nuovi significati legati alle dinamiche del conflitto e della pace, che sempre più interagiscono con tutti i campi del sapere.

Ha aperto i lavori il filosofo Emanuele Severino, che ha sottolineato la necessità di uno sguardo globale al conflitto, capace di analizzare l’influenza della tecnoscienza sulla società per la risoluzione dei conflitti contemporanei e per l’evitamento di una terza guerra mondiale.

Le sessioni plenarie hanno visto la partecipazione di ospiti e relatori provenienti da tutto il mondo come Michel Bitbol, Hafez Haidar, Solomon Sheldon, Albert Persaud, Micheal Wieser, Robert Crupi, Elizabeth Brondolo e Robi Friedman. Lo scrittore e studioso di origine libanese Hafez Haidar, da sempre impegnato per il dialogo tra culture e religioni, ha definito nel suo intervento l’Isis come “il morbo della nostra epoca”. Per lo studioso saremmo già dentro una terza guerra mondiale e dovremmo smetterla di parlare di pace finché continuiamo a vendere armamenti alle parti in lotta. Vivere in un modo di pace e libertà sarà possibile solo se sapremo essere uomini giusti.

La “relazione con l’Altro” è stato il nucleo di molti degli interventi presentati, a partire dalle parole del filosofo Michel Bitbol che definisce l’identità dell’individuo come costituita dalla convergenza del proprio sguardo con quello dell’Altro, fino a Daniel Lumera che afferma come le persone capaci di perdonare l’Altro siano selettivamente più adatte alla sopravvivenza della specie.

Lo sguardo al conflitto contemporaneo è passato per l’analisi delle ondate migratorie di Dora Capozza, che ha parlato di processi mass mediatici di de-umanizzazione dell’immigrato, e per gli studi di Sheldon Solomon per il quale la paura della morte è la madre della violenza e rafforza gli stereotipi intergruppi.

Il programma dei lavori, sviluppato anche nelle sessioni parallele, ha dato la possibilità ai partecipanti di approfondire una grande varietà di temi che andavano dalla trasformazione storica dei conflitti alle diverse rappresentazioni della morte, passando per l’elaborazione del trauma, la paura, la violenza, la death education, la pace e la non violenza fino al ruolo delle religioni nelle guerre.

Ampio spazio hanno avuto anche temi di grande attualità che vedono interagire il conflitto con l’ambito della ricerca scientifica. Primo fra tutti il tristemente noto avvenimento che ha portato alla morte di Giulio Regeni, nel mese di febbraio 2016. Si è svolta in suo onore una tavola rotonda di dibattito e confronto nel pomeriggio del venerdì dal titolo Morire per la ricerca. La memoria viva di Giulio Regeni”. La giornata conclusiva del convegno è stata dedicata al ricercatore. In questa sede è stato possibile proiettare un video messaggio inviato a tutti i partecipanti al convegno da Staffan de Mistura, inviato speciale del segretario dell'ONU per la Siria. Nel messaggio viene descritto quello contemporaneo come un conflitto con nuovi nemici, nuove armi sempre più micidiali e nuove regole della guerra che oggi colpisce anche donne, bambini, ospedali e personale di soccorso. Il rischio più grande è che queste nuove modalità del conflitto divengano tollerabili e tollerate. L’intervento si è chiuso con l’augurio che l’umanità sia in grado di imparare dal passato, e che si chieda oggi più che mai quale sia la migliore forma di prevenzione a questa pericolosa epidemia di conflitti contemporanei. Per De Mistura la risposta a questa domanda non può essere che l’inclusione.

Tutte le informazioni dettagliate, le testimonianze e il programma completo dei lavori sono disponibili nel sito: http://endlife.psy.unipd.it/IIIWW/it/index.php/about-wwiii/